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Produzione fucili basculanti
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VI-MA produce da più di vent’anni fucila da caccia grossa, basculanti e fucili a canna rigata.
 
Lavorazioni meccaniche di precisione
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Produzioni meccaniche conto terzi: frese tradizionali ed a controllo numerico, torni, particolari per settore automotive ed armiero.
 
 
VI-MA MECCANICA DI PRECISIONE E PRODUZIONE FUCILI DA CACCIA BASCULANTI
 

La VI-MA ha deciso di affrontare il mercato con un monocolpo basculante, denominato Pegaso, tecnologicamente molto evoluto e commercialmente tanto competitivo da proporre la versione lusso, con cartelle laterali, a un prezzo inferiore a quello dei modelli base della concorrenza teutonica.

La VI-MA é presente nel comparto armiero dal 1987: pur non avendo mai costruito in proprio un fucile, ha sempre prodotto parti meccaniche per conto terzi e ha dovuto spesso risolvere le difficoltà di ingegnerizzazione e di produzione delle parti d'arma.

La gamma dei calibri parte dal più piccolo .222 Remington per arrivare al .375 H&H, con la possibilità, per i calibri più performanti, di scegliere tra una canna di 600 oppure di 660 mm. Le lavorazioni sono eseguite in modo tradizionale e la finitura è di elevato livello, come si può desumere dalla precisione degli accoppiamenti.

La bascula del fucile, in Ergal, è nata appositamente per il Pegaso e ha dimensioni che, pur essendo sufficienti per poter resistere a cartucce come il "robusto" .300 Weatherbv magnum, sono limitate, soprattutto in altezza.
La chiusura è sofisticata e innovativa, costituendo un punto di contatto tra classico e moderno. La chiave di volta è costituita da un blocchetto prismatico a forma di "L", imperniato al fondo di bascula.
Nella parte inferiore del monoblocco di culatta è posto un robusto tenone di forma pressoché cubica che, insediandosi in una opportuna sede del fondo del blocchetto, realizza la tenuta orizzontale.
Un altro punto di tenuta è costituito dall'estremità superiore del blocchetto, che si inserisce di precisione all'interno di una sede praticata in corrispondenza del prolungamento del vivo di culatta. La tenuta verticale è invece, realizzata da una chiusura superiore Greener.

II grosso estrattore è dotato di un nottolino a molla che si insinua nella cava dei colletti delle munizioni rimless, consentendone l'estrazione. L'ejector è stato considerato inutile (se non svantaggioso) per un'arma venatoria a colpo singolo. Anche il pacchetto di scatto è particolarmente sofisticato, seppur robustissimo.

Lo sgancio è diretto, con possibilità di regolazione (agendo sull'apposita vite) per uno sforzo di trazione compreso tra i 250 e i 2.000 grammi. Con la taratura di fabbrica, comunque, lo sgancio è cristallino e, coadiuvato da un grilletto ottimamente conformato, non richiede un particolare impegno nel tiro meditato.

II percussore ha una corsa particolarmente ridotta (5 mm), il che si traduce in una notevole velocità di percussione. La chiavetta di apertura é in posizione canonica, sulla sommità della bascula. Appena dietro a quest'ultima, si trova il comando di armamento della batteria. Portando il cursore in avanti si sente lo scatto del meccanismo, che si inserisce con estrema dolcezza grazie a una cremagliera.

Per questioni di sicurezza, il congegno di sparo si disinnesta aprendo anche leggermente, il fucile oppure in caso di urto. In tal modo si scongiura l'ipotesi della partenza accidentale del colpo in caso di caduta dell'arma.

Sulla canna, rotomartellata, viene investito un manicotto che reca nella parte superiore la bindella con la tacca di mira e la slitta per l'ottica, mentre inferiormente supporta l'astina. In tal modo, si è evitato di agganciare tali elementi direttamente sulla canna, limitando eventuali effetti deleteri sulla precisione. Per lo stesso motivo, probabilmente, nella produzione di serie l'attacco anteriore per la cinghia non sarà più saldato alla canna, ma applicato a un collare tenuto in sito per mezzo di un grano. II manicotto può essere realizzato in Ergal oppure in acciaio, con una differenza di peso di circa 200 grammi. Gli attacchi per l'ottica sono molto bassi, ma permettono il montaggio di cannocchiali con lente frontale di generose dimensioni.

Non mancano, comunque, gli organi di mira meccanici, di buona qualità: il mirino è in fíbra ottica, montato su una solida rampa, mentre la tacca di mira è a foglietta abbattibile, innestata a coda di rondine sulla bindella e regolabile in derivazione allentando l'apposito grano di fermo. II calcio è in noce, accuratamente finito e dalla linea snella senza, però, apparire sacrificata né in lunghezza né in spessore. I raccordi morbidi fanno passare quasi inosservata la leggera curvatura a dorso di cinghiale.
Poco appariscente anche il rilievo dell'appoggia guancia che, comunque, è sufficientemente pieno da portare a un facile allineamento tra occhio e cannocchiale.

L'astina termina con un accenno di becco d'anatra: è ben impugnabile, piuttosto lunga e può essere dotata di una zigrinatura piena oppure di una dal disegno scozzese, realizzata a mano. Lo stesso discorso vale anche per l'impugnatura, che consente una buona presa. Il grilletto è protetto da un ponticello sottile, ma sufficientemente ampio da consentire il tiro con mani guantate. II calciolo, dallo spessore contenuto, svolge bene il compito di smorzatore di rinculo.

Le incisioni che decorano la bascula sono semplici e standardizzate per la versione base, ma possono essere modificate su richiesta per la versione più raffinata.

Fotografie tratte da Armi e Tiro (Anno 2003 - Numero 10 - Ottobre)
Testo di Flavio Gandini
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